Mao

Sovrannaturale, storia, horror e umorismo si intrecciano nell'opera di Rumiko Takahashi: Mao

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La regina dei manga Rumiko Takahashi scrive ormai senza sosta da più di 40 anni. dagli esordì con Lamù nel 1978 non ha mai finito di scrivere e di far appassionare generazioni di lettori, giapponesi e non, alle sue storie.

L'ultimo manga iniziato nel 2019 e ancora in corso è Mao, che solo nell'ottobre del 2020 è stato acquistato dalla Star Comics e tradotto ufficialmente in italiano.

In Mao si fondono passato e presente, sia della Takashi, sia a livello narrativo in un manga che è tutto da vivere e che tra le tante proposte ancora in corso è sicuramente tra i più interessanti e tra quelli che meriterebbero una trasposizione animata (possibilmente decente).

prima di proseguire con la recensione vi invitiamo come sempre a dare un'occhiata anche alle altre recensioni di manga presenti nel nostro sito:

La trama di Mao

Mao

Nanoka è una ragazzina di 13 anni rimasta orfana da piccolina e che vive con il nonno. Era il primo settembre del 2013 quando l'auto con a bordo i suoi genitori e lei fu inghiottita da una grande voragine. Sopravvisse solo lei, anche se fu trovata per qualche strana ragione fuori dall'auto.

Sei anni dopo, Nanoka attraversa un portale e si ritrova catapultata novant'anni prima nel passato, nell'epoca Taisho. Qui conosce Mao: un onmyōji di 900 anni, che sta provando a dare la caccia al Byouki, l'essere malvagio che l'ha maledetto da ragazzo.

Ben presto si scopre che Nanoka è anche essa legata in modo indissolubile al Byouki, e quindi allo stesso Mao. La ragazza quindi continuerà a vivere a cavallo tra le due epoche, andando e venendo tramite il portale, nel tentativo di aiutare Mao e di fare così anche chiarezza sul suo passato.

Sguardo Approfondito

Il mondo dei manga e dell'animazione è colmo di storie che fondono il presente con le credenze magiche e sciamaniche giapponesi.

Mao non fa eccezione in questo. Nel manga il culto di riferimento principale è l'



onmyōdō, una credenza che affonda le sue radici nelle dottrine cinesi dei cinque elementi e dello yin e yang, e che viene introdotta in Giappone intorno al sesto secolo. 

Lo stesso protagonista, Mao, è un onmyōji, termine che ho spesso trovato tradotto nelle versioni amatoriali come "esorcista", ma che in realtà rappresenta più che altro il "sacerdote" di questo tipo di culto, cioè la figura che più di tutte possiede e sa utilizzare le tecniche dell'onmyōdō.

Rispetto ad altri anime e manga ciò che però stupisce in Mao è la fruibilità di questo contenuto anche complesso tipico della cultura giapponese.

Vale a dire che attraverso espedienti narrativi ben congeniati, anche il lettore meno avvezzo riesce a comprendere il contesto di cui si sta parlando. La Takahashi dopotutto è una vecchia volpe e sa che se vuole vendere al di fuori del Giappone deve riuscire a non risultare troppo ostica.

Del resto anche i giapponesi più giovani spesso non conoscono o non hanno ben approfondito le credenze religiose della propria terra, questo tipo di approccio permette di cogliere due piccioni con una fava.

Bisogna però dire che questo tipo di espedienti narrativi non scade mai nella banalità anche e soprattutto quando si tratta di descrizioni di carattere storico.

L'autrice ha scelto di ambientare la sua opera a cavallo tra la modernità e l'epoca Taisho, con brevi riferimenti anche all'epoca Heian che è il periodo nel quale è cresciuto il protagonista Mao.

Questa scelta narrativa se non gestita bene può risultare pericolosa soprattutto perché l'episodio centrale intorno al quale ruota parte della storia è il Kanto dajishin. il Grande terremoto del Kanto.

A noi occidentali potrà voler dire poco o niente, ma nel settembre del 1921 questo terremoto rase praticamente al suolo l'area del Kanto e nella memoria storica dei giapponesi è un disastro paragonabile a quello, ben più conosciuto delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Si capisce che quindi è richiesta grande sensibilità sia umana sia storica e sorprendentemente (ma anche no trattandosi pur sempre della regina dei manga) la Takahashi c'è riuscita.

L'epoca Taisho è descritta e disegnata in maniera accurata. Il terremoto è trattato con assoluta sensibilità e gli elementi sovrannaturali sono inseriti in modo complementare e non vanno assolutamente ad invadere quella che fu una realtà storica dolorosissima.

Insomma si può dire che l'autrice è riuscita a camminare sui carboni ardenti senza scottarsi.

Cosa ne pensiamo di Mao

Dal punto di vista narrativo, come già detto, Mao è costruito molto bene la storia si fa leggere ed è scorrevole.

Il contesto sia storico che sovrannaturale sono trattati con leggerezza ma non con banalità, per cui il lettore meno avvezzo si sente portato per mano e si ambienta subito mentre quello più esperto non avverte comunque che l'argomento sia stato maltrattato o banalizzato.

Dal punto di vista grafico c'è veramente poco da dire, il tratto della Takahashi è unico e si fa veramente fatica a non apprezzarlo c'è più che altro da farle i complimenti per come riesca ad essere in attività da così tanti anni e a mantenere uno stile di disegno così costantemente elevato.

Altra caratteristica tipica dell'autrice che si nota anche in quest'opera è la sua capacità di inserire tratti di Shōjo negli Shōnen.

Quest'opera a voler essere sinceri è molto più Shōnen, ma anche i lettori o le lettrici che apprezzano un contenuto più romantico avranno motivo per continuare la storia.

I sentimenti di Nanoka (specialmente nei confronti di Mao) non sono trascurati e non manca anche il classico ragazzo innamorato di lei e che cerca di farsi notare ma che ovviamente lei non nota se non quando le servono favori.

Insomma i classici stereotipi da Shōjo che però diluiti nel contesto di uno Shōnen sono anche piacevoli.

L'opera tenta anche vagamente di avere dei tratti horror, senza riuscirci particolarmente. Vale a dire il clima di tensione che la Takahashi sembra voler costruire è dato molto spesso più dalla tensione narrativa, che è comunque costruita molto bene, che dall'atmosfera orrifica che cerca di creare.

L'umorismo invece rimane un punto forte dell'autrice; non essendo un'opera comica non è il tratto preponderante di Mao, ma spesso ci sono gag o battute che intervallano scene anche abbastanza pesanti, così da alleggerire la narrazione.

E queste gag o battute sono di solito divertenti e apprezzabili, anche per noi occidentali che a volte facciamo fatica a comprendere l'umorismo nipponico.

Molto spesso sono anche basate su incomprensioni dovute alla differenza di epoche, come per esempio quando Nanoka utilizza la parola download per descrivere il processo di apprendimento di determinate tecniche da parte di uno shikigami.

Il voto finale, dunque, di Mao è più che positivo. Era prevedibile, visto la grande esperienza di Rumiko Takahashi, ma proprio l'esperienza e la "sazietà" avrebbero potuto portarla anche a scrivere un'opera molto più banale e commerciale.

Così fin ora non è stato, e speriamo che mantenga questa qualità e che l'eventuale adattamento anime sia all'altezza.

Dove acquistarlo

Editore
Shogakukan
Editore in Italia
Starcomics
Autori
Rumiko Takahashi

Nazionalità:
Giappone
Numero volumi:
10
Data pubblicazione:
08/05/2019
Data pubblicazione in Italia:
14/10/2020

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