Blue Period

La recensione anime di questa settimana riguarda Blue Period: un titolo nuovo e ancora con pochi episodi ma già con molto da dire

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Che cos'è l'arte? cos'è il Genio? Esiste o no il talento innato? A queste domande si sono occupati secoli di ricerca filosofica ed estetica e spesso molti sono giunti a risposte discordanti.  Blue Period le ripropone ma senza offrirci una risposta ci offre un'esperienza di un ragazzo che decide di seguire la sua passione nascente per la pittura, e ci accompagna in questo viaggio, lasciando a noi le nostre conclusioni.

In questa recensione andremo ad analizzare nel dettaglio quest'anime i cui episodi al momento sono solo quattro ma che sono già sufficienti per potersi fare un'idea della qualità del prodotto e soprattuto del fatto se valga la pena o no iniziarlo.

Spoiler: vale la pena, ma andiamo per gradi. Prima di addentrarci nel dettaglio, come al solito vi invitiamo a dare un'occhiata alle altre recensioni presenti sul nostro sito:

  1. La via del grembiule
  2. Violet evergarden
  3. To your eternity

La trama di Blue Period

Yaguchi Yatora è un normalissimo studente dell'ultimo anno di liceo in Giappone. Anzi, più che normalissimo è a dire il vero anche sopra la media; va molto bene a scuola, ha un bel gruppo di amici, ha una bella presenza.

Non gli manca nulla per poter fare una grande carriera e con la sua preparazione potrebbe aspirarne ad una brillante. Tuttavia ad un certo punto viene folgorato dalla passione per la pittura, un vero e proprio colpo di fulmine che lo spinge ad abbandonare tutti i progetti che aveva per il futuro (o meglio che gli altri avevano per lui) per dedicarsi all'arte a tempo pieno.

Spera di poter essere ammesso all'università di belle arti di Tokyo, che ha notoriamente una percentuale di accettazione dei neolaureati al di sotto dell'1%. Il percorso naturalmente non è privo di ostacoli e il maggiore è convincere se stesso di voler davvero intraprendere questa carriera e, dopodiché, convincere sua madre che, ragionevolmente, ha i suoi dubbi e le sue perplessità su questa scelta.

Infine, la cosa più difficile, riuscire effettivamente a migliorare come artista, anche tramite corsi serali, per riuscire ad entrare all'università e a fare dell'arte la propria carriera.

Sguardo approfondito

Ci sarebbero molte cose da dire e molti discorsi da fare su quest'anime, nonostante al momento ci siano solo 4 episodi.

La principale è come considerare la figura dell'artista e dell'arte rispetto all’ambientazione culturale, che in questo caso è, evidentemente, il Giappone, un paese con una società incredibilmente collettivista, che punta sul dare a tutti un ruolo ben definito che contribuisca alla crescita comune dove rami che sporgono vanno inesorabilmente potati.

Per questa ragione la figura dell'artista è molto diversa da come è percepita in occidente, dove si può avere qualche remora nel scegliere la carriera artistica per questioni economiche, ma dove generalmente gli artisti sono personalità eclettice e ammirate.

Sì, qualcuno potrebbe obiettare che di ammirazione non si campa, ma a livello sociale gli artisti sono ben visti, accettati, e quando hanno successo quasi divinizzati.

In Giappone, invece, l'artista è uno di quei “rami che sporge da potare”. E questo lo si percepisce benissimo in Blue Period, poiché Yaguchi, una persona normale, si trova in mezzo a personalità che definire sui generis è un eufemismo.
La sua paura di intraprendere questa carriera, infatti, si basa sulla paura del giudizio altrui più che sulle sue convinzioni, oltre a quella di non riuscire a sfondare in questo ambito.

L'anime ci fa cogliere perfettamente come il mondo degli artisti sia un universo a parte nella società giapponese, fatto di uomini con capelli lunghi, treccine, di cross-dresser omosessuali, di gente che sembra aver paura della sua stessa ombra: insomma, tutte persone che, al di fuori di questo micro universo, dove il nostro protagonista sembra capitare per caso, verrebbero schiacciate come formiche dalla pressione sociale tipica giapponese.

C'è poi tutto un discorso che riguarda la frustrazione nell'intraprendere una carriera artistica, specialmente in un'età “relativamente” avanzata per i canoni giapponesi, circondato da gente certamente più esperta. È ovviamente inevitabile, un classico praticamente, che l'artista durante il suo percorso si senta frustrato, soprattutto sotto la pressione del desiderio di migliorare rapidamente e dei paragoni con persone più avanti in questo percorso.

“Hai un grande talento" dice Yaguchi a Mori, una sua senpai. "No, io da quando ero bambina ho studiato e mi sono applicata giorno e notte per raggiungere questi risultati, dire che ho talento significa disconoscere i miei sacrifici." risponde lei.

Un po' drastica la posizione di Mori, ma condivisibile, specialmente nell'ottica Giapponese. Indubbiamente ci sono persone migliori di altre grazie a predisposizioni naturali, tuttavia senza sforzo, applicazione e studio, il loro talento sarebbe, per usare una metafora evangelica, seppellito sotto la sabbia.

Yaguchi si trova gettato in un mondo dove tutti sono più bravi di lui perché lui è l'ultimo arrivato. Ha passione, volontà, anche talento, perché le sue opere grezze tecnicamente muovono comunque l'animo, ma anche tanta, troppa fretta e impazienza, e l'essere circondato da senpai non aiuta. Sarà d’aiuto l’acquisizione, pian piano, della consapevolezza di dover lavorare sodo e prepararsi ad essere anche frustrato.

Blue Period



Quando si trova a parlare con un suo senpai del corso serale di pitture ad olio, ad esempio, Yaguchi sulle prime pensa "non sarò mai come lui"; poi dopo, arrabbiandosi con se stesso esclamerà:

"come sono presuntuoso, ho iniziato a dipingere solo da sei mesi". Eppure la pressione è tanta, soprattutto perché lui è convinto di voler fare dell'arte il suo mestiere, e per farlo deve riuscire a migliorare in tempo per essere ammesso all'università.

Insomma, la vita di un artista non è facile e, sebbene in Giappone si aggiunga la pressione sociale di essere considerati quasi dei "parassiti" della società, le problematiche e le dinamiche psicologiche sono le stesse ovunque: ansia da prestazione, frustrazione nel non vedere miglioramenti, ma anche tanta tanta passione per ciò che si è scelto di fare, la consapevolezza di poter migliorare e il desiderio di portare avanti il proprio scopo a tutti i costi.

 

Cosa ne pensiamo di Blue Period

Considerando che al momento dell'uscita di questa recensione l'anime è solo al suo quarto episodio, daremo un voto sulla fiducia, anche se costruita, concedetecelo, su basi molto solide.  L'anime è animato bene dallo studio Seven arcs, con grande focus anche sul realismo delle opere d'arte e sulle tecniche artistiche.

La trama è relativamente semplice, ben strutturata e in grado di ricreare la tensione narrativa che spinge a voler sapere come prosegue l'avventura di questo aspirante artista. Non è comunque semplice gestire un'argomento del genere perché, come già largamente spiegato, il mondo dell'arte nella società Giapponese è una realtà particolare.

Bisognava trovare il modo di entrarvi con discrezione, cercando di non farlo sembrare esageratamente anti-sociale, ma anche di mantenere problematiche che comunque esistenti ed evidenti. Inoltre i tratti psicologici della persona che cerca di intraprendere una carriera artistica sono realistici e accurati, sono ben caratterizzate sia le pressioni esterne che quelle interne.

Insomma, niente da dire se siete in cerca di un anime nuovo da guardare e gustare qualora questo genere vi appassioni o questa recensione vi incuriosisca, vi assicuriamo che non resterete delusi da questi primi 4 episodi. Non possiamo garantire per le successive, poiché non ancora visionare, ma indubbiamente, date le premesse, le aspettative sono alte.

 

Messa in onda:
02/11/2021
IT Messa in onda in Italia:
02/11/2021

Come vederlo
In streaming
Netflix ND

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