Intervista esclusiva a Jacopo Calatroni

A tu per tu con Jacopo Calatroni, attore e doppiatore italiano

Dopo l'intervista alla mangaka italiana Giulia Della Ciana, quest'oggi Otakunewsworld è orgoglioso di annunciare l'intervista a  un volto molto conosciuto, sia per il doppiaggio di serie animate, sia per l'eccelso lavoro svolto doppiando Peter Parker nel gioco di Spider-Man per PlayStation 4; stiamo parlando di Jacopo Calatroni!

Prima di iniziare con una breve biografia e con le nostre domande, vi ricordiamo che potete seguire Jacopo anche sui social:

Jacopo Calatroni

Classe 1987, Jacopo Calatroni  è un attore e doppiatore italiano da ormai un decennio.  Noto principalmente per il doppiaggio di Spider-Man, Jacopo ha inoltre doppiato vari personaggi di serie animate e televisive; inoltre a partire dal 2019, è la voce ufficiale di Prezzemolo la mascotte di Gardaland.

Tra i suoi lavori in teatro, ricordiamo "Libertà Obbligatoria" (2005-2006), con la regia di Stefania Grossi, "La vera storia di Cappuccetto Rosso" (2007) con la regia di Manuela Malaga e nel 2008, sempre con la regia di Malaga "In volo con Otis".

Prima di iniziare volevamo ringraziarlo per averci dato questa importante possibilità, e per essere stato sempre molto disponibile nei nostri confronti. Dato che siamo molto curiosi di sapere di più su di te e sul tuo lavoro, diamo subito inizio alle domande:

Come, ma soprattutto quando, hai capito che fare il doppiatore sarebbe stato il tuo futuro? E qual’ è stato il personaggio interpretato che più ti ha reso famoso in quest’ambito?

L’uso della voce mi ha sempre affascinato, e ho avuto modo di approfondire questo aspetto della recitazione attorno ai miei vent’anni, mentre lavoravo a spettacoli per bambini con una compagnia teatrale di Pavia. All’epoca il lavoro di attore non era certo la mia fonte primaria di guadagno, e lo consideravo tutt’al più un hobby divertente e un modo piacevole per arrotondare mentre studiavo all’università.

Ho cominciato a considerare una vera carriera nell’ambito solo dopo essermi approcciato al doppiaggio, ma sempre con un po’ di prudenza. Non ero sicurissimo di lanciarmi in un ambiente complesso e competitivo come il mondo dello spettacolo, e per diversi anni mentre facevo la gavetta in sala mi barcamenavo tra vari lavori, principalmente nell’ambito dell’educazione, materia in cui mi sono laureato.

A un certo punto però vinsi un provino per il protagonista di tre stagioni di Yu-Gi-Oh e la mia percezione cambiò. Prima non osavo definirmi un doppiatore, ma di lì a poco mi ritrovai a passare molto più tempo in sala rispetto a prima.

Decisi che i presupposti erano sufficienti per tentare di mantenermi solo con il doppiaggio e lasciai gli altri impieghi. Yuya, il personaggio in questione, fu il primo con cui la maggior parte del pubblico mi conobbe, ma sicuramente il ruolo per cui sono più noto è Spider-Man nella serie di videogiochi Marvel’s Spider-Man per PlayStation.

Jacopo Calatroni

La tua voce è molto mutabile, lo si nota chiaramente dalle grandi varietà di personaggi e circostante che hai dovuto doppiare, ma qual è l’esperienza di doppiaggio che più ti ha soddisfatto?



Lo considero un gran complimento! Oltre a divertirmi molto a sperimentare con le caratterizzazioni, mi piace variare tanto l’uso che faccio della mia voce a seconda del personaggio a cui mi approccio.

Penso che per un doppiatore non ci sia complimento migliore di quando ti dicono “non ti avevo riconosciuto!”, perché deve essere il personaggio a parlare, non l’attore. 

Un esempio molto calzante di esperienza soddisfacente anche sotto questo punto di vista è stato Devilman Crybaby, anime che ho doppiato alla fine del 2017. Mi ha permesso di sperimentare diverse corde che non avevo usato per altri personaggi, e mi ha messo a dura prova. È stato molto intenso, e anche molto bello. Poi ovviamente c’è Spidey, ma ho la sensazione che ne parleremo in altre domande!

Sappiamo che il doppiaggio di un videogioco è molto diverso da quello di un film, o un cartone animato, vista l’assenza di un video; quindi come si fa a trasmettere emotività ad un personaggio che non si conosce? Ti andrebbe di raccontarci com’è stata la tua esperienza lavorativa per il doppiaggio del supereroe campione di incassi Spider-Man?

Il doppiaggio dei videogiochi è forse quello che più si avvicina al “voice acting” cioè al rendere un personaggio solo utilizzando la voce, la recitazione e la propria immaginazione. Ci viene richiesto uno sforzo in più rispetto a quando doppiamo un film, in cui dobbiamo aderire il più possibile all’interpretazione data da un altro attore di cui abbiamo chiara traccia visiva.

Nei videogiochi si lavora immaginandosi tutto quello che va al di là dell’audio originale, tramite indicazioni fornite dal direttore. È complicato, perché non tutte le lingue veicolano le emozioni allo stesso modo, quindi devi trovare una chiave per rendere la stessa emozione con tonalità adeguate alla tua lingua.

Questo è particolarmente vero per la comicità: abbiamo un modo molto diverso di far ridere rispetto agli Inglesi o ai Giapponesi, per esempio! Per quanto riguarda Spider-Man, partivo avvantaggiato conoscendo molto bene il personaggio: anni di lettura di fumetti mi avevano fornito un background esaustivo.

Inoltre è stato un bellissimo lavoro di squadra, perché tutte le parti coinvolte (project manager, direttori, fonici) erano determinati a creare un prodotto di qualità. Abbiamo lavorato molto per rendere le situazioni al meglio con il materiale che avevamo, cercando di avvicinarci a un doppiaggio cinematografico per rendere giustizia al lavoro originale.

Per fortuna, ultimamente per molti videogiochi abbiamo la possibilità di lavorare almeno in parte sui filmati per quanto riguarda le cinematic, e questo è di enorme aiuto per rendere al meglio le scene dove la recitazione è centrale.

Jacopo Calatroni

Tra gli esponenti più importanti del doppiaggio italiano, tra cui: Ferruccio Amendola, Luca Ward, Francesco Pannofino, Pino Insegno e tanti altri non meno importanti, qual è l’interprete vocale da cui trai maggiormente ispirazione, nonché il tuo preferito?

Diciamo che cerco di trovare una “mia” strada nell’ambito, pur traendo ispirazione da professionisti con più esperienza di me. Tantissimi mi hanno dato consigli preziosi e da tanti ho imparato lavorando al loro fianco.

Se dovessi fare un nome direi Lorenzo Scattorin, perché ammiro tantissimo le sue abilità attoriali e ho avuto l’occasione di lavorarci diverse volte, sia recitando con lui che essendo diretto da lui.

Com’è stato riascoltarsi in televisione? E come ha reagito la tua famiglia al riguardo?

Le prime volte è un po’ strano. Poi, per evitare di rovinarti qualsiasi opera pensando solo al lavoro, impari un po’ a ignorare la cosa! L’unica eccezione per me sono le pubblicità. Detesto riascoltarmi negli spot, mi fa ancora un bruttissimo effetto, specialmente se mi capita di sentirmi in onda in un luogo pubblico!

Per quanto riguarda la mia famiglia, si sono sempre dimostrati molto contenti e supportivi. Ci siamo visti per guardare insieme un paio di episodi del primissimo telefilm che ho fatto, e una volta li ho portati al cinema a vedere un film francese in cui doppiavo il protagonista.

Con mia moglie invece capita spesso di guardare o giocare a cose che ho doppiato, ormai è la prassi!

Jacopo Calatroni

Sei un doppiatore, un gamer, un amante dei fumetti e degli anime, ma come fai a far coincidere il tutto con il tuo lavoro? Riesci a trovare momenti di svago e relax?

Diciamo che è più semplice venire in contatto con i professionisti che ci lavorano, anche solo seguendoli sui social. Rispetto a una volta, i volti dei doppiatori sono molto più noti! Entrare a lavorarci però è un altro paio di maniche.

Il doppiaggio è un lavoro artigianale che non si svolge da casa, ed è estremamente diverso dal fandub. È una professione, e come tale non può essere improvvisata e non esistono “scorciatoie da social”: bisogna costruire la propria competenza studiando e perfezionandosi, sempre partendo dalla recitazione.

Molti si affidano a corsi più o meno improvvisati per imparare direttamente le tecniche di doppiaggio, ma non ha senso se non si ha una solida base di recitazione: sarebbe come pretendere di diventare un batterista jazz senza prima imparare a suonare la batteria.

Inoltre, allo stato attuale il doppiaggio è un settore non particolarmente florido: il lavoro non è tantissimo, mentre in tantissimi cercano di sfondare, anche perché va molto di moda rispetto a qualche anno fa.

Servono serietà, dedizione e resistenza alla frustrazione… ma i fattori in campo sono tanti, quindi consiglio di prepararsi anche un bel piano B, come avevo fatto io.

La nostra intervista è finita, ed io ti ringrazio con tutto il cuore per averci offerto questa possibilità, grazie mille Spider… ehm Jacopo. 😊

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